Metabolismo flessibile: lo sai perché non resisti ai carboidrati?

Avere un metabolismo flessibile significa avere la capacità di cambiare substrato energetico (grassi o carboidrati) in funzione dell’attività che stiamo svolgendo.

Un metabolismo flessibile comporta avere una migliore gestione della fame e sazietà, una migliore gestione del peso, della sensibilità all’insulina, oltre che una maggiore ossidazione dei grassi.

Il tuo metabolismo sa adattarsi alle circostanze?

“Un metabolismo flessibile utilizzerà i grassi durante l’intera giornata e i carboidrati nelle attività ad alta intensità”

Dott. Marco Ciambotta

Ovviamente è una semplificazione estrema, ma rende bene l’idea.

Quindi, come migliorare la flessibilità metabolica?

Un metabolismo flessibile si basa su una buona gestione dei carboidrati:

  • I carboidrati vengono immagazzinati nei muscoli sotto forma di glicogeno per essere utilizzati successivamente durante lo sport.
  • I carboidrati in eccesso non si trasformano in grasso, ma vengono dissipati in calore
  • tessuti sono monto sensibili all’insulina, per cui i livelli di tale ormone non sono alterati

Queste condizioni fanno si che i grassi vengano utilizzati come substrato energetico durante la giornata, e che la glicemia rimanga costante. Il primo effetto che produce per il nostro corpo è una migliore gestione della fame e della sazietà.

Metabolismo flessibile

Un metabolismo flessibile, infatti, si adatta alla circostanza: quando il glucosio ematico (la glicemia) inizia a scendere, il corpo inizierà ad aumentare l’utilizzo dei grassi come substrato energetico.

In poche parole, bruciamo i grassi nel modo corretto e nel momento giusto della giornata. E bruciamo i carboidrati quando veramente servono al nostro corpo, ovvero per sostenere a livello energetico lo sforzo fisico. Anche questo vuol dire avere un metabolismo attivo.

Il passaggio metabolico verso i grassi serve principalmente per assicurare glucosio per le attività cerebrali.

Se ciò non avvenisse in maniera efficiente, il cervello, che inconsciamente monitora costantemente le glicemia ematica, ci manderebbe continui e incontrollabili segnali di fame.

Queste oscillazioni glicemiche creano dei veri e propri cortocircuiti, che potrebbero far fallire qualsiasi percorso di dimagrimento.

“Dottore, non riesco a resistere ai carboidrati”

“Dottore, sono a dieta, ma non riesco a dimagrire”

E così mi capita spesso di sentire queste frasi.

La spiegazione è semplice: il nostro cervello comanda il nostro corpo. Se attraverso il nostro corpo, con lo sport e l’alimentazione, non inviamo segnali corretti al cervello, ecco che sorgono i problemi.

Infatti, non ci sarebbe determinazione che possa reggere al primo alimento dolce, o con tanti carboidrati, come la pizza. Non proprio cibi per dimagrire. 

Il peso sulla bilancia dopo lo sgarro salirà così come i sensi di colpa. E alla fine, il dimagrimento rimarrà solo un sogno nel cassetto.

Per questo motivo molti credono che una dieta senza carboidrati (dieta chetogenica) sia la soluzione migliore.

In effetti potrebbe funzionare all’inizio. Ma, a meno che non voglia vivere tristemente, senza mangiare mai più nella vita una pizza o pasta, quando reinserirai i carboidrati il peso tornerà come prima.

Perché? Semplice, perché non hai risolto il problema. Hai solo agito sulla conseguenza, non sulla causa

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